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03 Febbraio 2020

STORIA D'IMPRESA / L'Oreficeria Ambrosini trasforma in gioielli unici le opere d'arte di Vercelli

STORIA D'IMPRESA / L'Oreficeria Ambrosini trasforma in gioielli unici le opere d'arte di Vercelli

Vercelli prende forma nelle sue creazioni: i rosoni di Sant’Andrea,  la torre dell’Angelo, la rana dei Cappuccini.  Da 54 anni l’Oreficeria Ambrosini trasforma i tesori della città in pezzi unici d’oro, argento e peltro che hanno la forma di piccoli ciondoli, orecchini o spille da giacca oppure di grandi decorazioni da appendere al muro, e ancora oggi il laboratorio e negozio di piazza Cavour 28, nel salotto della città, è rimasto uno dei pochi in grado di realizzare ogni tipo di gioielli a partire da qualsiasi  disegno, schizzo,  desiderio del cliente.


Le 6.500 martellate di Pietro

L’attività è partita con Pietro Ambrosini, che già nel 1949 lavorava come argentiere e orafo per conto della storica ditta Lorenzo Vercellino e poi ha proseguito con Spada ed Emanuelli per cui ha realizzato tabacchiere, sonagli, lega-tovaglioli, candelabri, servizi da caffè e vassoi: “Avevo il laboratorio nel garage di casa dove stampavo, laminavo e fondevo l’argento – racconta Pietro Ambrosini, 84 anni -. Il pezzo che odiavo erano le jatte: ognuna mi richiedeva 6.500 colpi di martello: ci ho perso l’udito. Il più complicato era invece la tabacchiera perché bisogna creare una cerniera speciale che si apre metà da una parte e metà nell’altro senso. In quegli anni ho cominciato a fare anche riparazioni di gioielli e altri oggetti in oro, argento, rame e peltro: ricostruivo i pezzi  e li posizionavo al posto delle parti rotte”.


Claudia e una passione cresciuta con lei

Il negozio-laboratorio Ambrosini ha traslocato in varie sedi,  corso Italia e poi due volte  via Verdi e ora è approdato nel salotto di Vercelli, la piazza Cavour.  Oggi guida l’azienda Claudia, la figlia di Pietro, con il marito Mario: “Sono sempre andata in laboratorio a curiosare perché mi affascinava vedere mio padre lavorare.  Ricordo quando, ero ancora una ragazzina, lui ha creato un anello a serpente per me e le mie amiche: eravamo felicissime e molto orgogliose di quel gioiello tutto nostro. Dopo la scuola, è stato naturale decidere di impegnarmi qui a tempo pieno e poi di rilevare l’attività quando papà ha deciso di smettere”. Pietro finalmente può dedicare tanto tempo alla sua passione: la musica.

Negli anni il laboratorio Ambrosini ha sempre più ampliato la sua attività  come oreficeria (con creazioni su misura oltre che come rivenditore), orologeria e centro per riparazioni di ogni genere sui gioielli e sugli oggetti preziosi che possono essere sistemati, trasformati e riportati a nuova vita. Ma nel negozio di Claudia Ambrosini, oggi come un tempo, continua a vivere anche un’attività unica e storica: la trasformazione in gioielli delle opere d’arte della città. 

 

Il rosone di Sant'Andrea è anche qui

Qui il rosone di Sant’Andrea (scopri qui la storia del rosone della basilica) diventa un prezioso da indossare come ciondoli, braccialetti, anelli e orecchini e anche decorazioni da parete in argento 925: “Dal disegno creiamo la gomma e la cera in cui facciamo passare il metallo fuso che così prende la forma – spiega Claudia Ambrosini -. I rosoni si possono poi decorare con pietre preziose o diamantini. La riproduzione da parete di dimensioni più grandi arriva a 32 centimetri di diametro e richiede la fattura di sei pezzi da assemblare assieme”.
Un cassetto di legno nel negozio di piazza Cavour custodisce anche tutte le forme per le incisioni su targa o su gioielli, un’altra specialità dell’Oreficeria Ambrosini Claudia:  “Noi “disegniamo” i  prototipi  nati dalla nostra fantasia, le riproduzioni delle opere d’arte della città come i rosoni o la torre, ma anche le immagini e le scritte più amate dai clienti”. E i desideri diventano realtà.

 


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