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07 Gennaio 2020

STORIA D'IMPRESA / "La moda artistica è il futuro del Made in Italy"

STORIA D'IMPRESA / "La moda artistica è il futuro del Made in Italy"

“Il futuro del settore moda italiano è questo: dalla produzione standard si è passati alla ricerca e i grandi marchi stanno tornando  a creare qui”. Parola di Marco Calabria, ragioniere conquistato da modelli e cucito grazie all’attività di famiglia iniziata dalla madre Antonia Pavone con il marito Francesco: la loro società “Ecostyle” di Novara è nata 40 anni, nel 1979, e lavora per griffe e stilisti emergenti. E adesso anche nella scuola per i giovani sarti di domani.


Gli inizi e il coraggio di restare

All’inizio fu la grande distribuzione, come le catene di Standa e Rinascente: il primo laboratorio di Pavone nacque a Granozzo e si dedicò alla produzione di grandi quantitativi di giubbotti e capi spalla che continuò nel nuovo stabilimento di Novara in via Della Pace, alle porte della città. Poi qualcosa è cambiato: le aziende committenti guardavano verso Est,  portavano le macchine in Romania e volevano spostare anche le persone, soprattutto le più brave come Antonia che aveva una lunga esperienza come modellista ancora prima di avviare la sua attività.


Ma lei è rimasta e ha portato avanti “Ecostyle” cercando un altro modo di lavorare: piccole quantità per grandi firme con un’attenzione speciale ai particolari, vicinissima al capo su misura. Negli anni ci sono stati Dolce & Gabbana, Alviero Martini, Oscar De La Renta, Gucci e Alexander Mc Queen e adesso ci sono Zegna e Givenchy. Ma anche nuovi nomi della moda come Jordan Luca, che crea capi per uomo in stile urban street molto studiato, oppure Yuko Tomita, giapponese che ha sede in Francia per cui “Ecosyle” ha prodotto una linea di magliette elaborate e Paolo Errico, stilista con uno studio sui Navigli.

 

Una "moda artistica"

“E’ una moda artistica ancora più che artigianale – spiega Marco Calabria – che esce dalla produzione standard e punta sulla ricerca dei tessuti e dei dettagli. Noi  riceviamo dallo stilista il bozzetto dell'abito e il tessuto con cui realizzarlo e facciamo il modello, cuciamo il capo nella taglia 40 che è la regola per le modelle e poi, se tutto va bene nella prova dal vivo, eseguiamo il campionario e lo sviluppo delle altre taglie”.
La catena di produzione di una volta non esiste più, nemmeno per gli operai della moda: “E’ questo il futuro,  la fascia media non è più nostra, viene prodotta altrove – continua Calabria -. Ma i grandi marchi sono di nuovo in Italia e anzi vogliono la certificazione del “Made in Italy” reale, vogliono la ricerca del particolare, della creazione fatta bene, è tornato il valore della manodopera nella moda. E funziona: i giovani millenials cinesi, che stanno facendo il mercato, vogliono trasparenza e un capo davvero italiano”.


Marco Calabria, 36 anni, parla con passione del suo lavoro ma non è stato amore a prima vista con la moda: “Sono un ragioniere mancato, mi ero avvicinato all’azienda della mia famiglia per seguire la contabilità e poi ho cominciato ad occuparmi dalla gestione dei clienti su accessori, tessuti e schede taglio – racconta -. Dopo sono stato conquistato dalla modellazione, ho imparato a cucire e a fare la tela. Ci sono entrato dentro giorno per giorno”. E oggi lo insegna ai giovanissimi studenti  del corso moda di Filos, partito quest’anno a Novara: “Mi piace molto portare la mia esperienza ai ragazzi – sorride -. Non voglio che vada perso quanto abbiamo imparato mia madre e io e vorrei che loro evitassero i nostri errori: noi possiamo raccontare le trasformazioni della moda che abbiamo vissuto e come le abbiamo superate. E loro sono bravi, imparano tantissimo. E’ una bellissima soddisfazione”.

 


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