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31 Gennaio 2019

STORIE D'IMPRESA / C'è tutto un mondo di cioccolato a Domodossola

STORIE D'IMPRESA / C'è tutto un mondo di cioccolato a Domodossola

La scatola di Parigi ha una baguette, la bandiera francese e la tour Eiffel, il kit dell’avvocato presenta il codice civile mentre quello del meccanico ha una crociera del cambio studiata dal vivo in una fabbrica che la produce. Tutto, però, è da mangiare all’”Officina del cioccolato” di Domodossola, l’erede della storica Pasticceria Grandazzi che da generazioni in via Castellazzo rende più dolce la vita dei suoi clienti. Prima i domesi e adesso i golosi di mezza Europa.

Una storia illustre
La pasticceria è nata nel 1924 da Giusto, nonno di Paola e Cristiana Cabalà: nel cassetto del laboratorio le sue nipoti custodiscono gelosamente il suo quaderno delle sue ricette. L’attività è proseguita di padre in figli e nipoti senza novità fino a quando, nel 1997, Paola e Cristiana cominciano a realizzare piccoli attrezzi in cioccolato: riproducono gli oggetti in uso delle officine meccaniche come chiavi inglesi, bulloni e martelli. Sono buoni e belli e vanno a ruba in negozio e nei mercati della zona. “Poi una cliente arrivata dalla Lombardia mi butta lì l’idea di venderli anche a Milano: mi sembrava fuori dal mondo – racconta Paola Cabalà -. Ma in quei giorni, per caso, scopro che ci sono fondi a disposizione di chi vuole partecipare all’Artigiano in fiera di Rho e così decidiamo di buttarci”.

La svolta di cioccolato
E’ il 2000 e le sorelle Cabalà sbarcano alla maxi-esposizione con alcuni sacchettini dei loro attrezzi e le pentole per realizzarne altri sul posto: “Siamo partite davvero allo sbaraglio e invece è stato un successone – raccontano -. In due giorni abbiamo finito le scorte e così lavoravano di notte in laboratorio a Domodossola per andare il giorno dopo a Milano a vendere. Con i soldi di quella fiera abbiamo comprato la nostra prima macchina professionale”.
Il lavoro cresce e così la pasticceria a poco a poco perde terreno a favore del cioccolato e nel 2004 le sorelle prendono la decisione più difficile: “Abbiamo cambiato l’attività del nonno per proseguire solo con l’Officina. E’ stato durissimo, avevamo tutti contro ma non ce ne siamo pentite. Abbiamo tenuto i macchinari antichi in esposizione e conservato tutti i suoi ricettari perché vogliamo creare un piccolo museo” dicono le due sorelle a cui si è aggiunto nell’attività anche il figlio di Paola, Stefano Carminati.

Dall'Ossola agli Urali
Adesso l’Officina del cioccolato lavora circa 10 mila chilogrammi di materia prima ogni anno e vende più del 50 per cento della sua produzione all’estero: Francia, Germania, Olanda, Polonia, Spagna, Inghilterra (per un certo periodo Cina e Usa ma i vincoli burocratici sono troppo faticosi) e Russia: “E’ bello pensare che quello che creiamo qui, in un cortile interno a Domodossola, arrivi fino agli Urali, a Ekaterinburg” . Gli ordini arrivano da rivenditori professionali ma anche da piccoli consumatori attraverso il sito Artimondo, la piattaforma degli organizzatori dell’Artigiano in fiera di cui, dal Duemila, l’Officina del cioccolato non ha perso un’edizione.

Il loro catalogo propone 280 prodotti con migliaia di oggetti: lo studio è continuo e oggi gli stampi vengono costruiti in proprio, anche su richiesta dei clienti. Ci sono le serie delle città e dei Paesi: da Lisbona all’Umbria, a Bologna, a Londra con Big Ben e teiera, a Milano con l’osso buco, il riso giallo e il cappello del “ghisa”, all’Egitto dei sarcofaghi. Poi i mestieri: la segretaria con la calcolatrice e il computer, la parrucchiera con il phon, la ballerina, il cuoco, il giardiniere, la sarta, il medico. Quindi sport e tempo libero con basket, volley, aquagym, golf, sci e anche (appena creato) il kit per arrampicare: “Abbiamo studiato corde, moschettoni e nodi in un negozio di sport e poi abbiamo creato lo stampo su misura” racconta Paola. Adesso c’è tutto l’occorrente per scalare montagne di cioccolato.

 


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