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27 Agosto 2018

STORIE D'IMPRESA/"Intrecci" di famiglia per la giovane impagliatrice di sedie

STORIE D'IMPRESA/"Intrecci" di famiglia per la giovane impagliatrice di sedie

Di solito gli impagliatori di sedie, i pochi rimasti, sono uomini e hanno una certa età: lei è donna e giovane. Monica Mainardi ha creato “Intrecci”, il laboratorio che riprende l’attività di famiglia avviata un secolo fa nella Bassa Valsesia dal bisnonno Natale arrivato dal Veneto: “Ho cominciato per scommessa e invece ho capito che è un lavoro bellissimo e mi piace molto”. Il suo laboratorio si trova a Romagnano Sesia, in via Monte Cervino 6, al piano terra della casa di famiglia.
Monica ha 33 anni, ha conseguito una laurea triennale in Studio e gestione dei beni culturali a Vercelli e sta per concludere la magistrale in Sociologia a Milano: “I libri sono sempre stati la mia passione e studiare mi piace davvero molto”. Subito dopo il primo titolo Monica ha cominciato a cercare lavoro ma le difficoltà sono state tante: poche occasioni interessanti e lavori sempre precari. Monica ha anche trascorso un periodo all’estero per perfezionare l’inglese lavorando come ragazza alla pari in Irlanda. Poi la decisione presa nel laboratorio sotto casa di papà Carlo, tappezziere di professione e da qualche anno impagliatore di sedie per passione: riprendere l’antico mestiere di famiglia.

Una storia di famiglia
Agli inizi del Novecento il bisnonno Natale era arrivato nel Novarese da Rivamonte Agordino, un centro del Bellunese che oggi conta 636 abitanti: era il paese dei seggiolai che un tempo addirittura avevano un loro linguaggio detto “scapelament del contha”  per parlare liberamente quando s’incontravano nel loro girovagare alla ricerca di sedie da sistemare. Dal bisnonno Natale il mestiere si è trasmesso a tutte le generazioni di Mainardi: ai figli Antonio, Natale e Giovanni, nonno e zii di Monica da cui il papà Carlo ha imparato.
Nel 2016 ha cominciato anche lei con i suoi “Intrecci” al fianco del padre, suo maestro nell’arte di impagliare: “Con lui ho ripreso in mano i vecchi strumenti del nonno – racconta Monica -. L’investimento iniziale è stato quasi nullo ma l’attività artigianale ha tempi lunghi perché richiede costanza e pazienza. In questi anni ho alternato il lavoro in laboratorio con fiere e mercati: era importante farmi conoscere. Il passaparola conta tanto, anche quello on line: ho lanciato un sito internet e una pagina Facebook, validi aiuti per pubblicizzare la mia attività”.


Progetti per il futuro: una nuova laurea, un corso di restauro del legno e tornare alla produzione della paglia
Monica ha in serbo molti progetti oltre alla laurea, ormai prossima.  Innanzitutto vorrebbe fare un corso di restauro del legno: “Spesso mi portano sedie antiche per cui è necessario impagliare la seduta ma anche sistemare la struttura e quindi mi piacerebbe avere qualche conoscenza in più”. La seconda idea che le frulla in testa è tornare all’antica preparazione della paglia: “Il nonno e il bisnonno andavano a cercare l’erba palustre che facevano essiccare e poi intrecciavano a mano i fili – racconta Monica -. Io adesso uso una versione moderna già pronta, anche se rigorosamente naturale, in cordoncino e paglia di Vienna. La acquisto da una ditta toscana in provincia di Pisa ma mi piacerebbe tornare a quella pratica che consente una lavorazione tutta artigianale”.
Tanti la sostengono in questa attività non facile: il papà Carlo, suo supporto indispensabile ogni giorno, ma anche le persone che incontra nelle fiere in cui si presenta con lo stand. “Quando sentono la mia storia – racconta Monica - molte persone mi dicono di andare avanti, di non mollare”. Sul suo sito ha scritto: “Credo che per vivere e capire meglio il presente sia talvolta necessario risalire alle proprie origini e riscoprire il proprio passato”.  

 


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