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19 Ottobre 2023

"Moro Serizzo" lavora la pietra con il cuore green dello scalpellino: "Vogliamo ritrovare la sintonia con la natura"

"Moro Serizzo" lavora la pietra con il cuore green dello scalpellino: "Vogliamo ritrovare la sintonia con la natura"

Sono tre donne e gestiscono un’azienda in un settore maschile, quello delle cave e della lavorazione delle pietre. Mariateresa Moro e la sue figlie Raffaella e Tiziana Scaciga proseguono l’attività storica della famiglia dandole negli anni uno slancio sempre più green, con il rispetto che portavano alla natura gli scalpellini di una volta, com’era il nonno. Un ritorno al passato che però proietta la "Moro Serizzo" di Crodo (Vb) verso il futuro: “Siamo piccoli, locali e orgogliosamente artigiani, ma i nostri clienti si trovano in tutto il mondo”.

Dai massi erratici in giù: amore e lavoro per lo scalpellino veneto

La storia dell’azienda inizia dai massi erratici e lì sembra tornare ma in mezzo c’è quasi un secolo di lavoro e capacità imprenditoriale e moltissimo è cambiato. Nel 1938 Giovanni Mario Moro, scalpellino padovano, gira le montagne alla ricerca di occupazione e arriva in Val d’Ossola, nella cava Pelganta di Crodo. Qui, oltre a un impiego, trova anche l’amore di Gina che lo sposa nonostante tutto e tutti. Il loro matrimonio è un progetto di vita a tutto tondo perché i due coniugi decidono di lasciare l’attività del padre di lei e avviano una loro impresa. Nel 1953 inizia l’attività con l’acquisizione dei terreni per lavorare i massi erratici, le “pietre trovanti” rimaste dopo il ritiro dei ghiacciai. Nel 1963 viene acquisita la cava di famiglia e poi aperto il laboratorio di trasformazione del materiale lapideo (1979), completando il ciclo dall’estrazione alla finitura.

Di genitori in figli (e nipoti) l'attività cambia: dall'estrazione alla lavorazione delle pietre

Nel frattempo Giovanni e Gina hanno passato il testimone ai figli Rino, Romeo, Sergio e Mariateresa che poi nel 2008 rileva l’attività e viene affiancata dalle figlie, prima Raffaella e poi Tiziana. In quell’anno viene interrotta l’estrazione e la Moro Serizzo, sempre più in affinità con le proprie radici e il proprio divenire,  amplia il mestiere nell’alto artigianato destinato ad ogni ambiente del vivere contemporaneo: arredamento indoor e outdoor, edilizia, architettura, arti applicate. L’azienda oggi lavora principalmente pietre e marmi autoctoni della Val d’Ossola, tra cui il serizzo, beola, marmo palissandro, granito bianco di Montorfano e altri materiali di diversa provenienza su richiesta dei committenti.

I clienti sono le imprese di costruzione, i marmisti e i professionisti del settore, come studi di architettura e design,  per cui vengono creati progetti su misura. Dal 2013 "Moro Serizzo" collabora con artisti per la realizzazione di sculture, dalla più piccola al megalito. “Con tutti loro abbiamo un dialogo continuo sulla produzione e progettazione per arrivare alle finiture migliori e alla valorizzazione della pietra in ogni contesto – raccontano le tre imprenditrici –. La cura del dettaglio è la cifra caratterizzante del saper fare artigiano che manteniamo con orgoglio, anche se lavoriamo con macchinari ad alta tecnologia”.

Dall'Ossola al mondo: il 70% della produzione va all'estero

Il 70% della produzione lascia l’Italia diretto soprattutto alla Svizzera, Germania, Usa, Australia, Europa dell’Est, Giappone  e alla Corea del Sud. Un team tecnico si muove nel mondo per coordinare l’installazione delle opere. Il core business dell’azienda è sempre nell’edilizia ma la lavorazione della pietra comprende la creazione di complementi d’arredo, oggetti di design e arte applicata.

Proprio rivolgendosi a questo nuovo mercato e a uno spirito green nel 2015 è nato con i primi prototipi il progetto dedicato al recupero degli sfridi di lavorazione. “Pietre trovanti” prende il nome dai massi erratici da cui è partita la storia dello scalpellino Giovanni e della sua impresa. Il suo obiettivo è il recupero del materiale post produzione o dei blocchi soggetti ad un processo di downcycling per trasformarli in oggetti home decor.

"Pietre trovanti" ovvero l'arte di valorizzare la difformità e scegliere green

Il valore dell’irregolarità è il segno caratterizzante di “Pietre Trovanti” e i progetti nascono dalla reinterpretazione delle caratteristiche delle pietre di scarto: gli oggetti vengono realizzati sia internamente sia in collaborazione con designer e artisti di profilo internazionale. Dal 7 all’11 di settembre “Pietre Trovanti” sarà presente al salone "Maison&Objet" a Parigi. Per l’impegno e l’innovazione green di questa idea la “Moro Serizzo” è stata tra i vincitori della prima edizione del riconoscimento promosso da Confartigianato Piemonte orientale per le sue imprese sostenibili.

Negli anni il progetto è decollato portando con sé un’impronta ecologica che ricorda il passato: “Gli scalpellini di una volta, com’era nonno Giovanni, lavoravano in sintonia con la natura, si facevano ispirare da lei e la rispettavano – dicono le imprenditrici di "Moro Serizzo" -. Le difformità dei materiali non erano considerati difetti ma peculiarità da valorizzare. Noi vogliamo tornare a quel principio del mondo naturale per cui ogni fine è un nuovo inizio”.

 


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